LEGNANO – “La riforma del lavoro sportivo è una delle norme che hanno contribuito ad aggravare la situazione del nostro basket“. È un giudizio netto, senza giri di parole, quello espresso da Marco Tajana, presidente dei Knights Legnano Basket, dottore commercialista ed ex consigliere federale, in un post pubblicato sul suo profilo Facebook. Un giudizio che affonda le radici in anni di analisi e che oggi, come sottolinea lo stesso Tajana, trova conferma nei dati ufficiali, che interessano, è bene precisarlo, tutto il mondo della sport italiano, calcio compreso.
“Come ho sempre sostenuto dall’inizio – scrive – è stata una scelta demagogica del governo Conte che ha ulteriormente devastato il nostro mondo, già derelitto“. Parole dure, accompagnate da numeri che, a suo dire, sono “pienamente documentati e non oppugnabili”.
Negli anni, osserva Tajana, “ci hanno inondato di retorica“, raccontando la riforma come un “grande successo sociale”. Ma “i dati ufficiali del 2024 e le proiezioni per il 2025” mostrano “una realtà fatta di numeri impietosi e tutele inesistenti”. Il risultato? “Per la stragrande maggioranza, un enorme bluff“.
Secondo il presidente dei Knights, “l’intera architettura della riforma sembra pensata per dare una “sistemata” ai bilanci e alle posizioni del mondo del calcio“, mentre ha finito per “creare problemi insormontabili a tutti quegli sport cosiddetti “poveri” – basket, volley, tennis – che sono il vero motore educativo del Paese“.
“L’illusione della pensione”
Uno dei cavalli di battaglia della riforma era lo slogan “pensione per tutti“. Ma, nei fatti, «la realtà tecnica è un muro invalicabile per chi lavora nelle piccole ASD“.
Per il 2025, ricorda Tajana, “il minimale di reddito necessario per maturare un solo anno di contributi è di 18.555 euro“. E “se non raggiungi questa soglia, non maturi un’annualità pensionistica intera“. Tradotto in cifre: “per coprire un anno di contributi, con aliquota al 24%, servirebbero 4.453,20 euro“. Una somma che “spesso rappresenta l’intero compenso annuo di un istruttore di base“.
“Maternità per tutti, malattia per tutti”: solo parole
Altro slogan, stessa sorte. “Parole, parole“, che “si scontrano con la povertà dei redditi reali del settore“.
Il 47,3% dei collaboratori sportivi, evidenzia Tajana, “guadagna meno di 5.000 euro all’anno“. Sotto questa soglia “non si versano contributi“, e questo significa “zero tutele“. Solo il 16,1% supera i 15.000 euro annui: “per tutti gli altri, parlare di indennità di malattia o maternità è pura fantascienza“.
«Lo sport povero schiacciato dal calcio»
I numeri INPS, secondo Tajana, “confermano quanto la riforma sia sbilanciata“. Su 471.365 lavoratori sportivi censiti, “solo 13.144 risultano iscritti all’INPS con almeno un contributo versato“. E tra questi pochi “tutelati”, “ben il 66,1% appartiene alla sola Federazione Calcio”.
Per “il restante 50% dei lavoratori che guadagna meno di 5.000 euro“, la riforma ha significato “solo burocrazia e costi, senza alcuna dignità economica“.
La conclusione è amara e affidata a una frase che suona come una sentenza: “Alla fine, le bugie hanno le gambe corte“. Perché mentre “il calcio trova le sue soluzioni”, gli sport di base “affogano tra Unilav, registri e promesse mancate“.
“Maternità per tutti, malattia per tutti, pensione per tutti”: “Alla fine – ,scrive Tajana, – è stato solo un grande bluff“. E l’ultimo grido, in maiuscolo, non lascia spazio a interpretazioni: “UN DISASTRO“.

